VOGLIAMO RISPOSTE NON FORMALISMI

In questi giorni di emergenza, sono state prese numerose decisioni e provvedimenti, tali da rendere i nostri presidi ospedalieri quasi irriconoscibili. Dal 22 febbraio ad oggi, molte sono state le scelte organizzative legate al rispetto delle numerose e confuse indicazioni di Regione Lombardia, nel creare sempre più posti COVID-19, le stesse che ci hanno permesso di evidenziare, ancora una volta, che il vero potenziale sta nel grande contributo dato dai lavoratori che in questi giorni hanno messo in gioco la propria vita, per salvare quella del prossimo, nel fronteggiare la diffusione della malattia.
Oltre 150 operatori contagiati è il prezzo del loro impegno, tanti, troppi a conferma del fatto che non basta seguire pedissequamente le indicazioni imposte e che, sui temi da noi sollevati nelle diverse comunicazioni, non sono più accettabili le risposte da difesa d’ufficio del tipo “le indicazioni regionali dicono di fare così”.
Ora avete più di 150 buoni motivi per uscire dai formalismi e fare di più. 
Fare di più rispetto: alla carenza di organico e di D.P.I., alle certificazioni di conformità dei presidi ospedalieri e territoriali per la conversione in COVID-19 – in particolare quelle dei percorsi ‘sporco pulito’, delle zone filtro nonché dell’abominio dei reparti misti (COVID+ e COVID-) – indicati dall’OMS e dall’ISS assolutamente non corretti e pericolosissimi. Ultimo ma non meno importante, la tutela della salute dei lavoratori attraverso lo screening sistematico dei tamponi al personale, oggetto di richieste altrettanto inascoltate.
Una gestione del personale a nostro avviso disinvolta, azzardata e poco rispettosa delle Norme e delle problematiche individuali, sintomo di improvvisazione, in cui l’amministrazione e i dirigenti che la sostengono hanno operato respingendo nei fatti ogni osservazione di RSU e CGIL, con il predetto risultato di interi reparti chiusi per mancanza di personale vittima del contagio.
Sedi territoriali accorpate con relativi spostamenti degli operatori in spazi e ambulatori insufficienti per tutti, con conseguente aumento del rischio di contagio per gli operatori e abbassamento del livello di offerta ai cittadini. La CGIL, al fianco della RSU, in questi giorni convulsi ha cercato di affrontare queste criticità, con scarsi risultati, scrivendo lettere di denuncia e ottenendo di fatto risposte in fotocopia. 
La CGIL non è più disponile a tollerare questo “regime di Guerra”; l’azienda torni al tavolo con tutte le prerogative del caso e con lo spirito di un confronto vero, per definire un accordo sulle questioni più critiche. La nostra organizzazione sindacale difenderà le lavoratrici e i lavoratori in ogni sede!!!
Non possiamo più accettare l’ennesimo deficit di reale confronto, mancanze che stanno producendo in molte realtà denunce agli organi di stampa e alla magistratura, su tutte le omissioni fino ad oggi documentate e perpetrate, circonstanziate e supportate dalle testimonianze dei lavoratori.
Urge, dunque, costituire un organismo condiviso per le regole di sicurezza con la partecipazione di RSU, RLS ed RSA.
Ribadiamo con forza che, mai come in questo momento, le soluzioni vanno ricercate e condivise insieme, per il bene di chi rappresentiamo e per l’enorme responsabilità che abbiamo nei confronti della cittadinanza.

LA CGIL Aziendale
ASST Melegnano e Martesana

Vizzolo Predabissi, 09 Aprile 2020

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