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Infermieri, in 7 anni 12mila in meno nella sanità pubblica

DISPONIBILI ma troppo pochi. Nei reparti e nelle corsie degli ospedali e delle case di cura, assistono migliaia di pazienti. Stretti tra turni impossibili e età media sempre più alta, mancano all’appello almeno 50mila infermieri, fra questi 20mila in ospedale e 30mila per rendere efficiente l’assistenza continua sul territorio.

Negli anni il numero di  chi lavora per il Servizio sanitario nazionale è drasticamente calato. Dal 2009 si sono perse 12.031 unità, mentre fra i medici sono diventati 7.731 in meno. Ma per garantire la tenuta della sanità pubblica ne servirebbero ancora di più. Le perdite in entrambi le professioni hanno paradossalmente mantenuto costante il rapporto fra medici e infermieri (1:2,5), troppo poco visto che le convenzioni internazionali stabiliscono che dovrebbe essere di 1:3.

• POCHI PER LE ESIGENZE DEI PAZIENTI
“Questa riduzione deve finire – spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale delle Professioni infermieristiche (Fnopi) nella relazione introduttiva al primo Congresso nazionale della Fnopi – l’atteggiamento secondo cui l’infermiere rappresenta il cuscinetto tra i bisogni dei pazienti e le esigenze di un economia che spesso non li vede. Anche a seguito di questi anni di tagli, sta aumentando il numero degli infermieri autonomi: erano 12.000 nel 2012 passano a 18.000 nel 2016. A questi si aggiungono circa 42mila che esercitano ‘anche’ in libera professione”. Di qui la proposta della Fnopi di normare la libera professione degli infermieri, in analogia con quella dei dirigenti sanitari. “Si tratterebbe – aggiunge Mangiacavalli – di un’operazione a costo zero che farebbe emergere un nero sommerso oggi presente per la mancanza di regole e tutele fiscali”.

LEGGI Melazzini: “Gli infermieri dovrebbero poter prescrivere farmaci”

• LA DISPONIBILITA’
Eppure nonostante queste difficoltà, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio civico sulla professione infermieristica, promosso da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato insieme alla Fnopi (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche), gli infermieri forniscono ai cittadini informazioni comprensibili e li aiutano nella gestione della patologia. Anche se sono spesso troppo impegnati nelle attività burocratiche. La gran parte dei pazienti inoltre accoglierebbe con favore l’istituzione degli infermieri di famiglia e la loro presenza nelle scuole.

• LO STUDIO
“Le istituzioni devono riconoscere le competenze della professione infermieristica per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”,  spiega Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, che continua: “È necessario che nel disegno dell’organizzazione dei servizi sanitari sia garantito il coinvolgimento dei professionisti sanitari e dei cittadini, al fine di ridurre il rischio di inefficienze”.

In 4 casi su 5 i cittadini riconoscono facilmente gli infermieri tramite elementi identificativi e vedono tutelata la propria privacy nel 70% delle situazioni. Cortesia durante l’assistenza viene riferita nell’88% dei casi, mentre valori più bassi si registrano sul tema dell’empatia e della disponibilità all’ascolto che comunque si riscontrano nel 72%  dei casi.

Solo 1 infermiere su 5 non ha dedicato il tempo necessario per informare e rispondere a eventuali domande del cittadino/paziente. Prima di esami, terapie e trattamenti, il professionista ha spiegato cosa stava per fare nel 72% dei casi e, di fronte a ritardi o problemi organizzativi, nella metà delle situazioni ha informato per tempo e aggiornato il cittadino.

• LE VISITE
Fuori dall’ospedale, circa 3 cittadini su 5 affermano di essere stati sostenuti dall’infermiere a gestire la patologia, riferendo inoltre, in almeno 1 caso su 2, che il professionista ha organizzato il calendario delle visite e dei successivi esami (55%). C’è ancora da lavorare sulla formulazione del piano di assistenza mirato alla persona e ai suoi bisogni che, in quasi 2 casi su 5 (39%), non vede protagonista attivo l’infermiere.

Poco meno della metà del campione conferma che l’infermiere di riferimento si è attivato per fornire orientamento nell’accesso a eventuali altri servizi, garantendo continuità di assistenza tra ospedale e territorio. Più in generale 1 infermiere su 2 (54%) risponde ai bisogni assistenziali della persona, compresi quelli psicologici e sociali.

Il 65% circa dei cittadini riferisce inoltre che l’infermiere abbia lavorato in modo coordinato ed integrato con medici ed altri professionisti sanitari, tuttavia viene segnalato che quasi 1 infermiere su 4, indagata la presenza di dolore, non si è coordinato con altri professionisti, per gestirlo in modo tempestivo.

• L’INFERMIERE DI FAMIGLIA
Durante l’assistenza infermieristica, quattro pazienti su cinque si sentono ‘molto’ o ‘abbastanza sicuri’. Dallo studio emerge quanto la presenza di questi professionisti della sanità sarebbe necessaria non solo in ospedale, ma anche sul territorio: 3 cittadini su 5, ovvero il 78% riterrebbe utile poter scegliere e disporre di un infermiere di famiglia come si fa con il medico, in particolar modo (80%). Infine, l’84% accoglierebbe volentieri questa figura professionale nelle scuole.

Nell’ultima parte della ricerca si è infine cercato di capire quanto i pazienti sanno della preparazione degli infermieri e dei loro compiti. Gli intervistati sono consapevoli (79% circa) che per diventare infermiere occorre la laurea; circa uno su due (53%) sa che si tratta di una professione sanitaria che opera in autonomia e non più ausiliaria di quella medica. L’83% sa che tra le competenze c’è anche quella di valutare la gravità del caso e assegnare il codice di priorità al pronto soccorso.

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Facciamo chiarezza sul contratto della Sanità Pubblica. Cgil, Cisl e Uil rispondono alle critiche

Questo contratto è migliorativo in tante parti: diritti, relazioni sindacali, incarichi, indennità, sviluppo professionale, difesa dei riposi. Siamo già impegnati nelle assemblee con i lavoratori ai quali spiegheremo che, di norma, quando c’è una convocazione di ripresa della trattativa lo sciopero non si revoca ma si sospende, come hanno fatto i sindacati dei medici.

Gentile Direttore,
se quattro mesi dall’inizio del confronto in sede Aran per il rinnovo del contratto della Sanità pubblica ai nostri colleghi sembrano pochi, a noi sembrano troppi.  Per questa ragione il 5 febbraio scorso ci siamo mobilitati in tutto il Paese: abbiamo incontrato nei territori i Presidenti delle Regioni e, a Roma, il sottosegretario Angelo Rughetti per denunciare l’insopportabile “stallo delle trattative”.
La preoccupazione del collega di un sindacato autonomo, rispetto alla volontà di arrivare alla stesura della preintesa del Contratto nazionale in tempi che giudica troppo celeri, appare quindi strumentale e infondata.

Il testo Aran era stato consegnato e pubblicato per argomenti man mano che essi sono stati discussi in questi mesi ai tavoli convocati su singoli argomenti. La sola parte economica è stata sviluppata nella due giorni di trattativa in ragione del fatto che l’atto di indirizzo sulle risorse per il comparto era arrivato in via definitiva in quelle ore.

Chi ha esperienza di contrattazione sa che i testi delle preintese non sono la stesura definitiva dei testi stessi che, oltre al vaglio dei lavoratori nell’esercizio libero e democratico della consultazione, devono anche superare, nel caso dei settori pubblici, il vaglio del Mef e della Corte dei Conti.

È dunque normale che ci siano dei refusi che le parti firmatarie via via correggeranno nella predisposizione del testo definitivo. La preintesa fissa i punti di condivisione ai quali le parti addivengono e che fanno giudicare la trattativa arrivata a sintesi tra istanze spesso contrapposte: datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori.

Rivendichiamo di aver prodotto avanzamenti sul testo riproposto in entrata, che sono il frutto, si badi bene, non di qualche ora ma di un lavoro unitario di mesi.

In relazione alle incongruenze relative alle disapplicazioni, fa fede l’impegno espresso al tavolo di mantenere in essere l’indennità di rischio radiologico e non già di eliminarla. Questo chiarimento è già intercorso tra le parti ed è stato ampiamente dibattuto al tavolo. Su questo punto la pensavamo tutti allo stesso modo.

Capiamo che non tutti abbiano consolidato la stessa esperienza di gestione dei tavoli contrattuali, ma speculare a danno dei lavoratori per prendere qualche voto alle elezioni per il rinnovo delle Rsu non è onorevole.

Questo contratto è migliorativo in tante parti: diritti, relazioni sindacali, incarichi, indennità, sviluppo professionale, difesa dei riposi. Siamo già impegnati nelle assemblee con i lavoratori ai quali spiegheremo che, di norma, quando c’è una convocazione di ripresa della trattativa lo sciopero non si revoca ma si sospende, come hanno fatto i sindacati dei medici.

Ci sembra, invece, che in questo caso qualche sindacato, nell’incertezza di come gestire la trattativa, non sapesse bene cosa fare e mentre i lavoratori erano in piazza anziché sospendere lo sciopero, anziché chiedere l’interruzione della trattativa, ha proseguito a stare al tavolo come se la mobilitazione non riguardasse chi addirittura l’aveva indetta!

Adesso si annuncia un nuovo sciopero per riaprire la trattativa. Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di dire che quello sciopero sarà fatto a pochi giorni dal voto per avere qualche consenso alle Rsu ma che viste le procedure di validazione dei contratti quella iniziativa non inciderà minimamente sull’iter contrattuale.

Vogliamo confrontarci sul merito, non ci prestiamo alla reazione alle ingiurie e offese che ci sono rivolte da giorni, perché rispettiamo chi la pensa diversamente da noi essendo in democrazia.

Tuttavia sottolineiamo che analogo rispetto va rivolto alle lavoratrici e lavoratori iscritti al sindacato confederale che sono oltre due terzi dei lavoratori sindacalizzati e che oltre ad essere colleghi sono portatori di conoscenze, esperienze, valori costruiti in anni di contrattazione nei luoghi di lavoro, a difesa di quei diritti che oggi riconquistiamo perché in questi anni noi ci siamo stati sempre e i lavoratori lo sanno.

Serena Sorrentino
Segretaria generale Fp Cgil

Maurizio Petriccioli
Segretario generale Cisl Fp

Michelangelo Librandi
Segretario generale Uil Fpl

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che ruolo ha la RSU ?

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Campagna elettorale rinnovo RSU 2018-2021

Come sapete è partito il lavoro per la campagna elettorale per il rinnovo delle RSU, abbiamo bisogno del contributo e dell’aiuto da parte di tutti.
Questo contributo si può esplicitare in varie forme e gradi diversi, dalla firma sul modulo per presentare la lista della CGIL, alla disponibilità a far parte dei seggi elettorali come scrutatore, fino al livello più alto cioè la candidatura a rappresentare la nostra organizzazione nella RSU, verremo noi a cercarvi ma se qualcuno vuole fare questa esperienza e autocandidarsi siamo pronti a sostenere la vostra candidatura. Questo impegno sarà dedicato all’organizzazione più rappresentativa nella nostra azienda e nel nostro paese, con una storia di oltre 100 anni nel difendere i lavoratori, difendere chi ha perso il lavoro, e per chi lo cerca. Un organizzazione antifascista e plurale.
Tutto ciò con la consapevolezza di stare in un sindacato che rappresenta tutti i lavoratori senza distinzioni tra le diverse categorie e che cerca di unire e non dividere….e che nella nostra azienda è stata il motore primo della mobilitazione per il personale infermieristico e per ultimo della sigla del contratto integrativo che porterà vantaggi ai lavoratori della nostra ASST.
Ma purtroppo la battaglia non finisce mai, molte sono di nuovo le cose che non vanno e che la nuova RSU dovrà affrontare questo sarà possibile se la nostra delegazione sarà composta da persone con la voglia di contribuire e di lavorare in modo collegiale ….come d’altronde è sempre stato.

Emiliano Zambarbieri
Coordinatore della CGIL Aziendale

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Comitato degli Iscritti

E’ convocato il Comitato degli Iscritti della CGIL per venerdì 02 febbraio 2018 dalle 8:30:00 alle 15.30 a Vizzolo Predabissi presso l’Aula Sindacale con il seguente ordine del giorno:

  • – valutazione del percorso del C.I.A.
  • – rinnovo RSU – situazione centri vaccinali
  • – varie ed eventuali.

Il coordinatore del Comitato degli Iscritti CGIL Emiliano Zambarbieri

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Il nuovo contratto integrativo aziendale

Raccontare come siamo arrivati in fondo a questo contratto mi fa tornare indietro a circa due mesi fa, alla fine dell’estate quando mandai una mail a tutta la RSU dicendo che sostanzialmente o chiudevamo il contratto o questa RSU non aveva ragione di essere stata eletta. Da questa mail le cose sono cominciate a partire, abbiamo costituito un gruppo di lavoro che ha riscritto da zero punto per punto il testo del contratto che leggerete.

Da settembre e novembre ci saremo visti 15 volte, gruppo di lavoro, RSU Trattative un sacco di tempo speso, ma guardando e leggendo il testo di questo contratto, speso bene.

Parlando con i vecchi compagni che sono ancora in azienda, da cui ho imparato a fare sindacato, emerge un fatto consistente e cioè è la prima volta dopo tanti anni che si ottengono risultati sul piano delle regole e dei diritti individuali. Nel periodo in cui le fasce per tutti arrivavano ogni 2 o 3 anni, sindacalisti e lavoratori erano concentrati sui soldi, e la ricerca di migliorare le condizioni individuali sui diritti era messa in secondo piano.

Questo contratto porta con se un buon risultato sulla parte economica garantendo i passaggi economici ai 1143 potenziali aventi diritto nel triennio 2017-2018-2019 e per due volte il corrispettivo di una fascia economica cioè una bi-tantum negli anni 2018-2019 per il restante personale.

Ma quello di cui sono particolarmente contento è appunto la parte normativa che ottiene i seguenti risultati:

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Firmato Contratto Integrativo Aziendale nella ASST

ieri alle 19.30 abbiamo siglato il Contratto Integrativo aziendale che porterà una fascia economica in due anni ai 2500 lavoratori del comparto aventi diritto della nostra ASST e molte novità sul piano normativo che migliorano le condizioni di vita lavorativa ai dipendenti  #CiSiamo #ContrattoSubito

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Situazione del personale Infermieristico

La CGIL Aziendale a seguito di un’analisi dei dati forniti in data 4 maggio 2016 comparati con il nuovo report del 1 gennaio 2017, ritiene che la direzione si sia incamminata verso le promesse che hanno messo fine alle mobilitazioni della scorsa estate in merito all’assunzione del personale, ma il cammino è ancora lungo.

Contemporaneamente però il personale infermieristico interinale è diminuito di 20 unità portando la situazione a meno 11 unita rispetto al maggio 2016. Tale situazione ricade complessivamente su tutta l’azienda ed in modo particolare nel presidio di Vizzolo Predabissi che paga il prezzo più caro in termini di carenza di organico.

Abbiamo ormai da mesi segnalazioni di lavoratori e di intere equipe che si lamentano della carenza di organico e delle continue violazioni della L.161/2014, che verranno segnalate alle autorità di vigilanza.

Occorre a questo punto “un cambio di passo” sul personale infermieristico, è necessario avviare al più presto politiche attive di ripristino del personale necessario nei reparti, soprattutto nei luoghi di maggior sofferenza.

La nostra capacità di mobilitare il personale è ormai nota, in questa situazione di difficoltà oggettiva non vorremmo di nuovo ripercorrere il passato.

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ABC Dei Diritti, tutti i tuoi diritti in una sola app

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